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FAQ
Frequently Asked Questions |
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D&R
Domande e Risposte |
Che cos’è il Dolore Cronico ?
Se il dolore acuto è la fisiologica risposta
ad un danno/lesione di un distretto del
corpo (trauma, infiammazione, ecc.), che
tende ad estinguersi una volta
guarita o risolta la patologia responsabile,
il dolore cronico, invece, è un dolore
patologico che dura da almeno sei mesi e/o
che tende a persistere anche
dopo la eventuale risoluzione della
patologia originare (ad es., le nevralgia
posterpetica che residua ad un herpes zoster
o fuoco di S. Antonio). Il dolore
cronico non è soltanto un dolore che dura
nel tempo, ma, a differenza del dolore
acuto, tende a diventare una vera e propria
malattia invalidante, che
investe tutta la persona del paziente, le
sue funzioni cognitive ed emotive, la sua
vita di relazione. L’impatto del dolore
cronico sulla qualità di vita del
paziente può essere rilevante.
Quanto è diffuso e quali sono le forme
più comuni di dolore cronico ?
Il dolore è, in assoluto, la causa più
comune di ricorso al medico. Si stima che
circa il 26% della popolazione italiana
soffra di dolori più o meno
ricorrenti. Si tratta dunque di una vera e
propria pandemia.
Le forme più comuni di
dolore cronico sono :
a) le cefalee primarie
(ad es. emicrania, cefalea
tensiva, cefalea a grappolo)
b) il mal di
schiena (low back pain), nelle sue numerose
varianti, a livello lombosacrale, cervicale
o dell’intera colonna
c)
il dolore neuropatico (ad es. il fuoco di
S. Antonio o herpes zoster)
d) le algie
orofacciali (ad es. la nevralgia del
trigemino, anch’essa, per altro,
dolore neuropatico, la sindrome
disfunzionale dell’articolazione
temporo-mandibolare, ecc.)
e) i dolori
muscoloscheletrici (dolori miofasciali,
fibromialgia,ecc.)
f) il dolore da cancro
(che rappresenta circa il 5% delle sindromi
dolorose croniche).
Qual'è la causa del dolore cronico ?
Benché non sappiamo bene come e perché un
dolore acuto si trasformi in un dolore
cronico, vi sono diverse cause a seconda
delle patologie dolorose. In
generale, possiamo distinguere tra un dolore
cronico dipendente da stimoli potenzialmente
lesivi del corpo e dolorosi (come ad es.,
traumi, infiammazioni,
tumori, patologie degenerative, ecc.), e
responsivo ai FANS ed agli oppiacei, e il
dolore neuropatico, da lesione del sistema
nervoso centrale e/o
periferico, scarsamente responsivo a FANS ed
oppiacei, ma ad altri farmaci, come gli
antiepilettici di nuova generazione, in cui
spesso il dolore non dipende
dalla presenza di stimoli dolorosi, quanto
piuttosto da una squilibrio nelle vie
nervose che conducono il dolore.
Qual'è il ruolo dei fattori psicologici
nel dolore cronico ?
Non esiste dolore che non si accompagni ad
una componente psicologica-emotiva (ad es.,
ansia, depressione). Il dolore fisico “puro”
è un’astrazione almeno
quanto il dolore psicologico “puro”. Nella
maggior parte dei casi, il dolore cronico è
un misto di componenti di ordine fisico e di
ordine
psicologico-emotivo, il cui peso varia da
persona a persona. Entrambe le componenti
vanno valutate e trattate appropriatamente,
perché ansia e depressione
tendono ad amplificare significativamente
l’esperienza del dolore, e viceversa.
Si può misurare il dolore ?
Anche se non esistono metodiche oggettive
che misurino un sintomo eminentemente
soggettivo come il dolore, vi sono numerose
scale di stima e misura del
dolore e della sofferenza (come ad es.
l’analogo visivo, o VAS), di universale ed
agevole esecuzione, che sono di
insostituibile utilità nella pratica
clinica per valutare appieno l’entità del
problema e monitorare il risultato del
trattamento antalgico praticato. Ugualmente
indispensabile è il diario del
dolore, in cui il paziente registra, giorno
per giorno, l’intensità del proprio dolore
ed i risultati del trattamento prescritto.
A chi rivolgersi in caso di dolore
cronico ?
Con il supporto ed il consiglio del medico
curante, è importante evitare la eccessiva
cronicizzazione del dolore, rivolgendosi il
più presto possibile allo
specialista più adatto (neurologo,
neurochirurgo, oncologo, reumatologo, ecc.).
Ma non c’è dubbio che la struttura più
indicata per affrontare e risolvere il
problema sia un Centro del Dolore. L’AISD
(Associazione Italiana per lo Studio del
Dolore) riporta, nel suo sito, un elenco
aggiornato dei Centri del Dolore
e la loro distribuzione nel territorio.
I Centri del Dolore curano solo pazienti
terminali ?
Purtroppo è un falso luogo comune che I
Centri del Dolore si occupino solo di
pazienti oncologici “terminali”. Ovviamente,
si occupano anche di questi
(nell’ambito delle cosiddette “cure
palliative”), ma non bisogna dimenticare che
la stragrande maggioranza del dolore cronico
(circa il 95%) è costituito dal
dolore cronico non-oncologico.
Si cura il dolore cronico ?
In linea di massima, il dolore cronico può
essere ragionevolmente curato, con sollievo
dei pazienti, nella maggior parte dei casi,
anche se raramente, come
del resto qualsiasi altra patologia cronica,
può essere completamente eradicato.
In che cosa consiste la Terapia del
Dolore ?
Ogni dolore ha le sue cause e la sua
terapia.
La terapia del dolore è una
disciplina relativamente giovane che si
avvale delle più avanzate metodiche di
trattamento:
a) farmaci (FANS, oppiacei,
anticomiziali, antidepressivi, ecc.)
b)
infiltrazioni di anestetici locali in aree o
punti dolorosi (trigger
points)
c) blocchi nervosi transitori o
neurolitici
d) tecniche di
elettrostimolazione (periferica, spinale,
cerebrale)
e) tecniche neurochirurgiche
f)
tecniche psicologiche (ipnosi e psicoterapie
cognitivo-comportamentali).
Spesso è necessario un Approccio Multimodale
al Dolore Cronico, per poter affrontare con
successo le diverse componenti dello stesso.
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